Annalisa Alleva

2001

a Barbara Duran

1)
Questo alberello tutto rami
trema sulla collina, ha freddo.
Ciglio non truccato,
capello non scriminato,
scheletro svestito, ramo sfogliato.
Senza radice e senza tronco, al vento.
Alle sue spalle s'alza una nuvola,
e si allarga a macchia d'acqua,
bianca, dentro una notte da sipario.
Poi l'altra, dove it terreno si avvalla.
Portano entrambi in palmo di mano
un angelo-bambino, tutto blu.
La nuvola diventa avo: ha una testa.
Sono entrambi spogli, ma densi.
Mette a tracolla 1'albero-fanciulla,
ne fa bisaccia, bretella per abbottonare
il paesaggio lino alla cintola.
La dove le alture s'intrecciano,
scorre il fiume incandescente del centro,
L'albero-fanciulla vorrebbe sdraiare
la nuvola, coricarla a terra per giocare,
ma quella resta ferma.
Allora vi appoggia le spalle, e la volta
la regge, concava come culla o cucchiaio.
I1 vento canta una nenia,
1'albero-fanciulla ne resta incatenato,
ma non si volta.

2)
Corde sottili, vibranti,
si spingono a guardare oltre il poggio,
incurvate da un vento forte.
Intravedono una nicchia d'acqua,
o il nulla lussureggiante di una nuvola.
II candido acceca nel riverbero.
La terra ha striature d'incandescenza.
Quadri di un'unica mano
che bussa alla loro tela.
Ti sposti, leggera, sulla cera.
Apparecchi sul tavolo un melograno,
roselline, rami con cui incidi suoni
d'ombra sul colore gia steso.
Mimo della tua anima.
Attrice nel tuo teatro.
Narratrice nella tua memoria.
Pittrice sulle tue tracce.