Rolando Culluccini

2006

A proposito di In Riflessione (fotogramma 1-2-3-4)

 

La nozione di un'opera come gruppo d'opere, una tela come implicazione di altre tele intorno a lei, è diventata così fondamentale per l'artista che perfino un quadro isolato diventa un caso particolare d'insieme.
Infatti , la serie di momenti che conducono a un altro possono riguardare diverse tele che si possono tutte apprendere e confrontare, ma che si inseriscono già comunque, nello stato definitivo di ognuna, che le recupera, affermando così una supremazia assoluta, di cui è ciononostante possibile attestare l'esistenza e conservare il ricordo, come l'artista fa, con fotografie o film"
Michel Butor - Saggi sulla pittura

"Vivere il cinema è come fare un cinema della propria vita (...) Eppure il cinema non è la vita...ma in certi momenti può sostituirla, come una foto, come un ricordo. Jean-Luc Godard - Intervista

L'unico vero viaggio (...) sarebbe non andare verso nuovi paesaggi, ma avere altri occhi, vedere l'universo con gli occhi di un altro, vedere i mille universi che ciascuno vede, che ciascuno è. Così poneva termine Proust al suo percorso attraverso il Tempo, con una osservazione che sembrava alludere a una rappresentazione dentro la rappresentazione.(...)
Roland Barthes - La Camera Chiara

Le tre citazioni poste a premessa sono perfettamente attinenti alla serie di dipinti che Duran presenta nella quadrupla sequenza eseguita molto recentemente e presentata per la prima volta nello studio di Via Urbana, e che apre una nuova possibile indagine sul ritorno al figurativo dell'artista e tenta di darne una lettura meno sfumata e più consona all'insieme degli ultimi, ma non ultimissimi, lavori che sono stati realizzati fin da tre anni a questa parte. La novità, in un certo modo, fino ad oggi, esitata, forse consiste in un avvicinarsi ad un elemento che nelle opere realizzate, era stato solo sfiorato, con un aggirarsi quasi timoroso di non poter poi più chiudere la strada con fatica intrapresa; nell'abbandono di una prassi che solo occasionalmente aveva allontanato la concretizzazione del compiuto informale. Tale elemento di novità è indubbiamente il Tempo, ovvero la sua lacerazione negli atti e nell'attimo di stasi che realizza il momento pittorico, figurativo e non, schiacciandosi nella fissità e nel conseguente silenzio. Nella sequenza il tempo è rarefatto; è uno sfondo che permane e resta violato dall'emergere delle figure e degli oggetti, mai secondari, che via via, concatenandosi, vivificano la consequenzialità. Citare, in contrapposizione, il piano sequenza cinematografico è inevitabile. Contrapposizione arricchita evidentemente dall'immagine fissa che è base dello specifico pittorico e ne è qualche volta, per cattiva sorte, la costrizione. Siamo al limite invalicabile, forse, ma anche alla ricerca di fusione dei due elementi fondamentali, movimento e tempo. Nella parte finale dell'ultimo rettangolo, nel colore corrusco di tenebra, il tempo realizza la sua continuità imprescindibile e inarrestabile, il colore lo rende concreto, ormai a chiudere una serie d'immagini di luminosità solare che volta per volta s'incastrano nei bianchi e nei rosa, penetrando, in armonia, nel Tempo.